L’eccezionalità della “res publica” romana (Polyb. VI 11, 11-13; 12-14)

Studia Humanitatis - παιδεία

di I. BIONDI, Storia e antologia della letteratura greca. III. L’Ellenismo e la tarda grecità, Messina-Firenze 2004, 555-559; cfr. Polibio, Storie, vol. III (libri V-VI), eds. D. Musti, M. Mari, J. Thornton, 294-303.

Polibio muove la sua analisi affermando di voler completare un aspetto finora carente nella sua trattazione, per colmare una lacuna che potrebbe attirargli il rimprovero dei lettori o di storiografi forse non troppi competenti, ma pronti a criticare, anche senza fondati motivi, l’operato altrui. L’autore precisa soprattutto che la sua indagine sulle forme della costituzione della res publica romana si riferisce agli immediatamente successivi alla battaglia di Canne (216 a.C.), un momento talmente critico da costituire un’eccellente pietra di paragone per evidenziare la solidità e le capacità di ripresa dei Romani.

Scena di sacrificio (𝑠𝑢𝑜𝑣𝑒𝑡𝑎𝑢𝑟𝑖𝑙𝑖𝑎). Affresco, 𝑎𝑛𝑡𝑒 79 d.C. dall’agro pompeiano, loc. Moregine, edificio B.

[11. 11] Ἦν μὲν δὴ τρία μέρη…

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